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L'apostolato della verita' nella vita e negli scritti di ermelinda rigon
di Graziella Merlatti
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Vissuta interamente all'ombra luminosa dei «contemplari et contemplata aliis tradere», l'antico e sempre attuale principio-chiave della spiritualità domenicana, Ermelinda Rigon - e il riflesso di un magistero che si irradia anche oggi - è stata ricordata e portata alla conoscenza di un vasto pubblico venerdì 7 aprile, nel corso di un'affollata conferenza al Quadrivium, a Genova. «L'Apostolato della Verità nella vita e negli scritti» della fondatrice dei Cenacolo Domenicano di Sestri Ponente è stato ripercorso con «intelletto d'amore» dal Direttore delle Edizioni Studio Domenicano di Bologna, P. Vincenzo Benetollo. Erano presenti all'incontro l'Arcivescovo di Genova, Card. Giovanni Canestri - che il 28 febbraio 1990 aprì sulla fama di santità e le virtù di Ermelinda l'inchiesta diocesana, che sta volgendo felicemente al termine - e P. Raimondo Spiazzi, il cui «donum calami» ha offerto recentemente alla pubblicazione una poderosa, ricca biografia della Serva di Dio. «Non credo che sapessero, ora sì che lo sanno, che lì c'erano delle perle preziose», negli scritti, negli appunti, nelle carte personali e riservate di cui si venne a conoscenza dopo la sua morte: alle sue figlie spirituali, ha esordito P. Benetollo, va tutta la gratitudine, perché quelle perle «sono belle per noi, sono belle per Genova, sono un fiore di una persona la quale ha vissuto in modo eccelso e moderno il cristianesimo, la nostra vocazione». Pregio primario dell'opera dello Spiazzi è presentare la Madre Rigon facendola emergere dalle parole stesse della protagonista, vergate in lettere, o affidate a rapide annotazioni che fermavano sulla carta il travaglio interiore, la fatica, la pena: l'ombra della croce infatti attraversa la sua esistenza intera, offrendole il suggello dell'autenticità, il sigillo delle opere di Dio. «A illustrare questo magistero di vita, derivante da una straordinaria ricchezza di spiritualità e da una impressionante e commovente esperienza di crocifissione interiore, è dedicato questo libro», - scrive l'Autore concludendo la prefazione - che è «frutto di ricerche e testimonianze biografiche, di letture e di analisi documentarie, ma anche della rilettura di un'anima, fatta, per quanto possibile, dall'interno: come è indispensabile sempre, nella storia dei Regno di Dio». Ermelinda, secondo la testimonianza del suo confessore, aveva il «donum verbi»: allora, si era negli anni Venti-Trenta, non era né semplice né scontato che una donna salisse in cattedra. Ella svolgeva le sue conferenza pubbliche, chiamata, apprezzata e contesa nei convegni e nei congressi della Diocesi, ed in tutta la Liguria. Fu a Bologna, Firenze, Roma; intervenne al Congresso Eucaristico di Genova. Questo è «per dire che Ermelinda sapeva proporre con semplicità, però con ricchezza, con un'amabilità che sapeva conquistare il pubblico». Parlava agli operai come all'aristocrazia genovese. A tutti la Madre portò la ricchezza e la trasparenza della sua anima, che nel fiore dei 18 anni s'incontrò con il Signore: allora percepì «un'esistenza nuova che entrava nella sua vita». Sentì che «si apprestava ad amare una persona viva, che gli apparteneva profondamente, ed era sua, totalmente sua, solo sua». E questo è un «modo tipico femminile di legarsi al Signore», sapendo che «quando si convive con qualcuno, bisogna modificare un po' la nostra volontà, i nostri progetti. C'è una donazione, che è poi l'obbedienza a questa chiamata». Ermelinda capì che «la fede è un atto di abbandono, di abbandono obbediente», sull'esempio di Abramo, che accetta il coinvolgimento personale; rispondendo ad una domanda, accetta di vedersi cambiato l'indirizzo della vita. Quando si determinò a scegliere una strada, quella di entrare in una congregazione religiosa, le fu detto di no dal suo direttore spirituale. Attratta dall'ideale dell'Ordine Domenicano, quello di predicare la verità, la «caritas veritatis», Ermelinda la visse «come una carità educativa dell'anima», la carità che salva rendendo liberi, la percepì e la servì come una «coltivazione amorosa». Animata da un'ardente sete di apostolato, si inserì, giovane, nell'Azione Cattolica: qui venne eletta segretaria e propagandista e fondò, in Liguria, molti circoli femminili. Nell'Associazione Magistrale «Nicolò Tommaseo» ricoprì la carica di Segretaria provinciale e le venne affidata la consulenza e l'assistenza degli insegnanti. A questa missione dedicò tutta se stessa attingendo alla spiritualità domenicana una forte passione per la diffusione della Verità. Il suo desiderio di preparare le «predicatrici di San Domenico, consacrate al Signore» fu realizzato nel 1932 con la fondazione della Congregazione Religiosa Insegnanti «Cenacolo Domenicano», in Genova-Sestri, dove da un decennio funzionava la sua opera: la «Casa delle Insegnanti» e l'Istituto Magistrale «S. Tomaso d'Aquino» di cui fu, per lunghi anni, insegnante e Preside. Nelle Costituzioni della comunità che nasce da lei, si legge che suo scopo particolare è formare «religiose che si dedicano alla formazione religiosa e scientifica delle giovani destinate alla carriera dell'insegnamento», quindi già intuisce l'importanza di educare soprattutto i formatori. Una generazione continuata è stata definita l'educazione. Il Cenacolo Domenicano ha il compito specifico di diffondere la cultura ispirata all'Evangelo in tutte le forme proposte e approvate dalla Chiesa, con una forte capacità di incarnazione e di risposta al proprio tempo. Ermelinda, «profondamente femminile, domenicana, essa pensa che la donna deve esercitare soprattutto la maternità a servizio della verità», accogliendo in sé la grazia e favorendo la sua accoglienza nei fratelli. «Vivere adorando e morire adorando», lascia come consegna alle sue religiose che vuole capaci di contemplazione. La sua intensissima esistenza, chiusa in Genova-Sestri il 6 gennaio 1973, continua a portare frutto, dando risonanza concreta ed attuale alla parabola del seme, che, caduto nella terra, germoglia e cresce con vitalità inedita. Impercettibilmente quanto realmente. Perché la Verità maturi ancora e sempre in libertà feconda nel cuore di molte e molti.
(La Stella di S. Domenico, Maggio-Giugno 1995)
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