"Ch'io viva adorandoti

in una immolazione di amore":

il Diario spirituale di ermelinda rigon

 

di Graziella Merlatti

 

 

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Con un esauriente saggio introduttivo firmato da Michele Zappella, è stato pubblicato il Diario spirituale di Ermelinda Rigon, con una raccolta di pre­ghiere che testimoniano il fuoco bru­ciante e inesausto che l’abitava: «Ch’io viva adorandoti in una immolazione d’a­more!» (Rubbettino, Soveria Mannelli CZ 2000, pp. 416, L. 30.000).

Gli scritti presentati in questo volume sono pervenuti in un plico strettamente personale della Fondatrice del Cenacolo Domenicano destinato alle sue figlie. Es­si si distendono lungo l’arco della sua vi­ta, salvo una parentesi di alcuni anni, a partire dal 1901 sino agli anni Sessanta. Non si tratta in verità di un vero e pro­prio diario, a parte i due quaderni della gioventù tenuti nel 1908 e 1909, ma di appunti raccolti su foglietti sparsi, quasi dei promemoria, qualche lettera mai spedita, riflessioni sulle situazioni più di­sparate, fissate sulla carta in treno, in pullman o in casa.

Della ricca e poliedrica personalità della Rigon (1889-1973), donna di spicco del cattolicesimo italiano del secolo XX, essi fissano sulla carta, oltre la contin­genza, il dinamismo sperimentato dello Spirito. E vi si possono cogliere interes­santi sviluppi di una spiritualità - quel­la dell’Azione Cattolica - che ha stimo­lato iniziative concrete, che ha offerto motivazioni suggestive per la scelta degli «ultimi», per scoprire Cristo prevalente­mente nei diseredati della terra, per un qualificante impegno dei cristiani per la realizzazione del bene comune ed una evoluzione culturale, politica ed econo­mica della società.

A Rita Marvelli si deve l’attenta tra­scrizione di questo diario e la cura reda­zionale del volume, mentre Michele Zappella con grande efficacia getta un fascio di luce sulle scelte spirituali e la vita di pietà della Rigon, su quelle ten­sioni spirituali che senza soluzione di continuità le permisero di coniugare feli­cemente contemplazione di Dio e impe­gno educativo.

I ruoli ricoperti nell’Azione Cattolica e nell’Ordine Domenicano nei primi de­cenni del Novecento hanno contribuito al rinnovamento di fondo della spiritua­lità in Italia, all’arricchimento di questi organismi «con un dinamismo interiore ed apostolico che si contraddistingueva per originalità e contenuti», come sotto­linea Pietro Borzormati nella presentazio­ne del volume. Ella era attratta dall’accentuazione cristologico-ecclesiale dell’A­zione Cattolica ed era pure convinta so­stenitrice di un maggiore impegno delle donne nella Chiesa e nella società e di un più incisivo apostolato nella comunità cristiana.

Come evidenzia il saggio introduttivo, «uno dei grandi meriti della Rigon è aver contribuito a far uscire la spiritualità liturgica dai monasteri benedettini e di averla vissuta, non come uno dei tanti scompartimenti, nei quali sosta l’interiorità, ma come spiritualità della Chiesa, che mette in risalto la dimensione comunionale della salvezza e dell’incorporazione a Cristo», soprattutto colto nel mistero della croce. Come Caterina da Siena, anch’essa era travolta da un «amore divorante» per lo «svenato Agnello».

L’accurata rivisitazione degli scritti che Michele Zappella ha fatto, gli ha permesso di entrare nelle pieghe più profonde del pensiero, della risposta spi­rituale e della stretta connessione tra Calvario ed Eucaristia che Ermelinda Ri­gon ha sperimentato intensamente.

«La vera vocazione cristiana non si in­troflette in un compiacimento intimista, ma scuote e spinge verso le altre anime, la vocazione cristiana è vocazione all’apostolato», annotava nelle Note sulla Direttrice. Il filo conduttore della sua vi­ta spirituale, come annota nel Diario, è «il fermo proposito di progredire, con santa letizia... Fino al grado che a Te piacerà». La via concreta della sua tra­duzione operativa e perciò della sua visi­bilità sarà il campo educativo e «si di­stende nelle latitudini dell’ecclesialità e ne riverbera le tante ricchezze ovunque diffuse». Nel caso della Rigon, prosegue Zappella, «risulta difficile, sul piano sto­rico oltre che su quello dottrinale, de­scrivere un’esperienza spirituale e apo­stolica a partire da categorie, settori o scuole di spiritualità. E il motivo è dato proprio da questa dimensione estensiva­mente e essenzialmente ecclesiale, che dà risalto e primato innanzitutto e so­prattutto a ciò che è costitutivo della spiritualità “tout-court”» (pp.25-26), in una prospettiva ecclesiale e cattolica.

Il riferimento alla spiritualità domeni­cana - i maestri Domenico di Guzman, Caterina da Siena, Tommaso d’Aquino - l’afferra, la sollecita e la sospinge, ma nell’interscambio proprio della comunio­ne ecclesiale segnata dal sigillo della cattolicità.

La sensibilità liturgica di Madre Rigon - il felice contagio di Mons. Moglia e dell’Abate Righetti è evidente - traspa­re anche dall’incessante lettura delle opere dell’abate Marmion, mentre quel­la eucaristica dall’influsso di san Giulia­no Eymard, che la portano a sottolinea­re la devozione di adorazione. L’abbandono fiducioso e totale le farà scrivere, non ancora ventenne: «Sia fatta la tua volontà» è il mio motto. E sarà davvero una costante della sua esistenza feconda di bene.

Sono poi le preghiere a testimoniare la centralità eucaristica nella vita della Rigon. Lontana dal devozionalismo este­riore e dalla pietà sentimentale, dalla se­gregazione dell’etica e dell’apostolato dalla spiritualità, amante della vita inte­riore saldamente fondata sulla Parola bi­blica e sulla liturgia, si coglie nei suoi scritti la svolta che il movimento di rina­scita spirituale ha impresso alla vita del­la Chiesa nel XX secolo. Ermelinda Ri­gon ha fatto suo, fin nel fondo della sua anima innamorata di Dio e dell’umanità contemporanea, il contemplata aliis tra­dere dell’impareggiabile maestro, san Tommaso d’Aquino. Cioè la vita interio­re colta «come fonte di apostolato e l’a­postolato come effusione sovrabbondan­te della vita interiore».

La sorprendente attualità del messag­gio della Rigon trova nuova linfa nella lettura di queste pagine, scritte senza mai pensare che sarebbero state pubbli­cate, mentre nel magistrale saggio intro­duttivo si trovano le linee di forza che il soffio dello Spirito è andato suscitando nel secolo appena concluso, ponendo le radici per inedite fioriture nel nuovo millennio.

(Osservatore Romano, 9 Febbraio 2001) 

 

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