I consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza

negli scritti di

Ermelinda Rigon

 

 

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I consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza

 

La vita religiosa è una crocifissione: i tre voti fissano la nostra vita come Gesù Cristo ha fissato alla Croce il corpo offerto in olocausto. I voti religiosi rendono irremovibile la nostra offerta a Dio e questa è una grande grazia che ci preserva dalla tentazione di volgere l’aratro e di tornare indietro.

Esiste quindi una felicità della propria stabilità.

La crocifissione dei religiosi assomiglia allo stato di ostia e di umiliazione di Cristo. Cristo si è offerto volontariamente: “oblatus est quia ipse voluit”. Esclamava durante la sua vita pubblica: “Io ho da essere battezzato con un battesimo… e brucio dal desiderio di riceverlo” alludendo al battesimo di sangue che doveva ricevere sulla Croce.

Anche il sacrificio del religioso è volontario: egli liberamente risponde alla chiamata divina: liberamente sale il suo Calvario.

I voti sono l’antidoto contro le tre grandi concupiscenze: la concupiscenza degli occhi, la concupiscenza della carne, la superbia della vita, e ci assicurano quindi i mezzi per raggiungere la perfezione. Per questo lo stato religioso è grande: ma ancora è grande perché fa dei sacrificati e dei martiri insieme con Cristo che ha dato la vita per testimoniare Dio: dei martiri come Maria S.S. che, dal momento in cui pronunziò il fiat ponendosi a disposizione di Dio, iniziò la sua esistenza di martire silenziosa, quotidiana, accanto al Figliuolo Gesù, soffrendo delle Sue sofferenze fino alla Sua morte di Croce e per cui fu chiamata Regina dei martiri.

 

 

La religiosa del Cenacolo Domenicano, pronunziati i voti religiosi di povertà, castità, ubbidienza, ha compiuto l’atto più efficiente, il mezzo più efficace per liberarsi dai più gravi ostacoli all’ascesi religiosa: e sviluppare nell’intimo Suo il dono gratuito dell’amore di Dio.

 

L’anima che ama pienamente, pienamente si dona.

 

 

Gesù ci chiama a seguirlo nell’amore come Egli è nell’amore del Padre. “Il Padre mio non mi lascia mai solo perché faccio sempre quanto piace a Lui” (Giov. 8 -29)

Questo “Sì, Padre” incondizionato a tutto ciò che piace a Dio deve essere il fondamento dell’anima, impegnata sul cammino del Suo servizio: è la disponibilità sempre pronta ad ogni Suo più piccolo desiderio.

 

Il “sì” incondizionato a tutto ciò che piace a Cristo deve essere il fondamento dell’anima impegnata sul cammino del Suo servizio: è la disponibilità sempre pronta al ogni Suo piccolo desiderio.

 

 

 

La povertà   

La povertà religiosa è veramente il costitutivo della vita religiosa. Infatti la pratica della povertà religiosa è inseparabile dalla vita di perfezione. Il distacco dai beni terreni è amorosa imitazione di Cristo, che quando fu interrogato dal giovane ricco che cosa occorresse per essere perfetto, rispose: Va, vendi tutto ciò che hai, prendi la mia croce e seguimi - e seguire Gesù indicava vivere perfettamente distaccato dai beni terreni, si da dover dire: “Il Figlio dell’uomo ecc. non ha una pietra su cui reclinare il capo…”. Egli che è spirato spoglio di tutto, sulla nuda croce.

Non è in condizione di seguire il maestro nella perfezione chi resta legato dalla preoccupazione delle cose terrene, chi si preoccupa di soddisfare a tutte le sue esigenze, vere, o supposte, chi nella propria attività ricerca un beneficio personale, chi non si abbandona fiduciosamente, alla divina Provvidenza.

 

 

La povertà religiosa liberamente accettata, come rinunzia al possesso dei beni e delle gioie che da esse provengono all’uomo, ci assimila a Cristo, che infinitamente ricco, si fece povero per amor nostro e  al quale l’animo sciolto da legami terreni, spazia nella libertà delle cose celesti.

 

 

La povertà religiosa è una testimonianza della superiorità e supremazia dei valori spirituali, e una dimostrazione che le privazioni ed il lavoro solo per amore di Dio, è fonte di serenità e di ricchezze spirituali, e terreno fertile per la santità.

 

 

 

La Castità

I consacrati la devono vivere come risposta quotidiana e sempre nuova all’appello di Dio: ricordando che i vergini, senza evadere dal loro impegno terrestre temporale, rendono testimonianza ai beni celesti ed eterni. In questo senso la verginità si inserisce “nell’essenza intima della Chiesa che deve rappresentare nel mondo e rivelare ciò che Lei vive nel suo intimo, cioè l’amore divino che trascende il mondo.”

 

Inoltre è la carità che anima dal profondo la consacrazione nella castità - è carità come virtù teologale:  disponendosi ad amare esclusivamente Dio, rinunziando a qualunque amore. Volontà, non sentimento, esclusione di qualunque partecipazione di intimità con qualsiasi altro che non sia Dio.   

Paolo: 1a ai Corinti Cap. 7 “Chi non è sposato è tutto sollecito delle cose del Signore cerca di piacere al Signore” e può dare a Dio tutto il suo cuore.

Paolo come un padre desideroso del bene dei figli suoi, mette dinanzi ai cristiani l’eccelso privilegio, l’ideale magnifico della Verginità, “La chiesa di Corinto come una sposa fidanzata ad un solo sposo, a Cristo come una Vergine pura ecc. Agli Efesini 5 pag. 329.

 

 

L’anima è così gioiosa di dare a Dio il tributo di tutta se stessa, della sua preghiera, della sua donazione, della sua attività interiore ed esteriore. L’atto di culto, in forma di contemplazione si eleva più puro e costante, come un incenso perenne che profumi l’Altare di Dio.

 

 

L’Obbedienza

L’ubbidienza religiosa ha una funzione ascetica, poiché esercita il rinnegamento della propria volontà, che è naturalmente egoistica, perciò giova fortemente a percorrere il cammino della perfezione. Però ha pure una funzione sociale. Difatti l’Autorità si esercita per il bene comune: autorità – società – bene comune sono inscindibili: l’autorità realizza il bene comune per l’ubbidienza dei singoli, che ne è la condizione necessaria.

L’ubbidienza ha anche una funzione apostolica cioè permette lo sviluppo delle opere di apostolato: dà alle opere uno straordinario valore soprannaturale e ne assicura la riuscita

 

L’ubbidienza religiosa scalza continuamente il fomite dell’orgoglio, e per cui lo spirito, sciolto dal conflitto fra Dio e il proprio giudizio, entra più facilmente nel grande piano divino, in cui ciascuno di noi nel Corpo mistico ha la sua precisa missione nella salvezza del mondo nel Corpo mistico.

 

 

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