ermelinda rigon

nel vivo dei centri di rinnovamento spirituale

 

Il diario spirituale e le preghiere della fondatrice del Cenacolo Domenicano

 

di Michele Zappella

 

 

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Per una singolare coincidenza, Ermelinda Rigon vive, si forma e opera, successivamente, nei maggiori centri, nei quali, nei primi decenni del secolo e poi, si avvia e si sviluppa il moto di rinnovamento della spiritualità in Italia: l’Azione Cattolica, l’Ordine di S. Domenico, le Istituzioni di vita religiosa.

È bene, fin d’ora, chiarire che, se la spiritualità della Madre accoglie in pieno la diversità e la novità degli ap­porti di questi centri, che non si limita solo a riflettere e ad armonizzare, ma che contribuisce pure ad arricchi­re, essa presenta dei caratteri di originalità e specificità, legati in particolare al dinamismo interiore ed apostoli­co del proprio carisma di fondatrice.

Consideriamo più da vicino gli influssi che questi cen­tri esercitano sulla spiritualità della Rigon.

 

Azione Cattolica

II primo contatto di Ermelinda con l’Azione Cattolica si situa proprio agli esordi dell’Unione fra le Donne Cat­toliche d’Italia, nuovo ramo dell’Associazione, il cui sta­tuto è emanato l’8 Dicembre 1908. L’occasione le è of­ferta da una Conferenza, tenuta nel salone dell’Arcive­scovato genovese alla presenza di Mons. Pulciano, da Elena da Persico (La sintesi di questa Conferenza è con­tenuta nel Diario 1909, 16 febbraio), una delle protago­niste del Movimento Femminile Cattolico, che fonda nel 1910 l’Istituto secolare «Figlie della Regina degli Aposto­li». Dall’ottobre 1915, la Rigon è l’attivissima segretaria diocesana delle Donne Cattoliche. Costituitasi, nel No­vembre 1919, per impulso di Armida Barelli con l’ap­poggio di Benedetto XV, la Gioventù Femminile Cattoli­ca Italiana, Ermelinda è in prima linea nella fondazione dei Circoli femminili nella Diocesi di Genova. A partire da questo tempo, ella intrattiene con la Barelli un lungo rapporto di reciproca stima: lo dimostra il fatto che, an­cora nel 1939, Ermelinda, ormai da molti anni su un cammino diverso da quello dell’Azione Cattolica, viene invitata a Milano dalla Barelli, per offrire il contributo della sua competenza all’attuazione di un piano di stu­dio sulla psicologia femminile. L’apostolato della Rigon in Azione Cattolica giunge al culmine nella preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale di Genova del 1923, che la vede impegnatissima, sino allo stremo delle forze, in un’opera di diffusione della fede nell’Eucarestia.

Che cosa dona l’Azione Cattolica ad Ermelinda Rigon?

In una Lettera a Padre Gavotti dell’8 Marzo 1920, Ermelinda confessa: «Le dirò che, nei miei trent’anni di vita concessimi da Dio, diciotto ne spesi nell’indifferen­za e nell’offesa a Lui; e solo questi ultimi cinque anni, a Lui completamente consacrati». Dunque, l’Azione Catto­lica indirizza e determina la Rigon a consacrarsi com­pletamente a Dio, in un’ottica eminentemente sopranna­turale. «L’Azione Cattolica» dichiara Ermelinda - «ha un fine soprannaturale... perciò non può disgiun­gersi da Gesù Cristo, fonte della vita soprannaturale, né dalla Chiesa che è il Corpo mistico di Cristo e che da Cristo ha ricevuto il potere di governare, di amministra­re, di santificare» (Conferenza: All’Unione Femminile Cattolica, gennaio 1922, p. 1 - Manoscritto). Consacrar­si a Dio è, allora, vivere il mistero della comunione con Cristo, «fonte della vita soprannaturale», che fluisce nel Corpo della Chiesa in vista della santificazione degli uomini.

Dunque, il modello di spiritualità dell’Azione Cattolica si caratterizza per la sua accentuazione cristologico-ec­clesiale, che si diparte dalla visione della Chiesa come mistero incentrato su Cristo (e ciò, si badi bene, in tem­pi in cui prevale una concezione canonistica della Chie­sa). In tale contesto, è particolarmente sentita l’affezione al Papa: «È il Vicario di Cristo - proclama la Rigon - che ci chiama oggi più che mai ad un posto di lavo­ro nel campo di quell’Azione Cattolica che Egli chiamò cooperatrice della sua missione di Padre della Cristiani­tà» (Conferenza: All’Unione Donne Cattoliche: Programma di Lavoro 1919-20 del Comitato di Genova, 1919, p. 4 - Manoscritto).

Si fa, qui, evidente il riferimento a quella «devozione al Papa», che, avviatasi negli anni di Pio IX, si prolunga nei decenni successivi, caratterizzando la sensibilità spi­rituale della cattolicità, si può dire, fino ai nostri giorni. Ma nell’Azione Cattolica, e lo testimonia la Rigon, la de­vozione al Papa perde una certa sua ridondanza apolo­getica, per acquistare una più corposa pastoralità, radi­cata su una comunionalità più intensa, per così dire, «mistica», col successore di Pietro, che si traduce in una vera e propria cooperazione missionaria.

Il secondo merito dell’Azione Cattolica è di aver con­vinto Ermelinda della necessità di una presenza femmi­nile organica ed organizzata nella Chiesa e nella società. Questa promozione della donna, però, nella Rigon - lo confermano le sue tante Conferenze dal 1916 al 1923 - rinviene la sua «causa efficiente» (Conferenza: La don­na cristiana e la vita religiosa femminile, senza data, ma prima del 1924, p. 1 - Manoscritto) non in contin­genti ragioni di opportunità socio-politica, dettate dal clima rivendicazionista del tempo, bensì nella partecipa­zione ai misteri di Cristo, in ispecie alla Passione: «Il nucleo femminile ha principio sul Calvario, dove tre donne professano fede, amore, e donano lacrime a Ge­sù morente» (Conferenza: Al Congresso del S. Cuore di Gesù, 17 giugno 1920, p. 1 - Manoscritto). Si affaccia, qui, un tratto proprio della spiritualità della Rigon, che diverrà poi dominante e le darà l’impronta di una spiri­tualità della Croce.

Il terzo merito dell’Azione Cattolica è di aver spalan­cato ad Ermelinda tutte le frontiere dell’apostolato ec­clesiale. «L’Azione Cattolica» - ella afferma - «sgorga dai due grandi principi evangelici: l’amor di Dio e l’a­mor del prossimo. Amor di Dio inesauribile, poderoso, amor del prossimo disinteressato, umile, fatto di sacrifi­cio» (Conferenza: Dopo guerra. Compiti nuovi del­l’U.D.C., senza data, ma risalente al 1919 p. 5 - Mano­scritto). La carità è quindi il motore di un apostolato globale, che mira ad unico fine: «rinnovare la vita in Cristo» (Conferenza: Al Congresso del S. Cuore... cit. p. 6). «L’unica ragione di esistenza dell’Azione cattolica» - dice con forza la Rigon - «è la propaganda religio­sa» (Conferenza: Dopo guerra... cit., p. 9). Con questo termine, oggi desueto, ella intende lo sviluppo del culto e la cooperazione diretta alla salvezza delle anime (cfr Ibidem), la diffusione del nome di Dio e della sua legge (cfr Conferenza: Costituzione nuovi gruppi U.D.C., 1917, p. 13 - Manoscritto): ecco il cuore di quello che ella definisce «il santo Ministero delle anime» (Conferen­za: Per il Sacerdozio Cattolico, gennaio 1922, p. 1 - Ma­noscritto).

Strettamente congiunta con tale Ministero è l’azione sociale: «L’Unione fra le Donne Cattoliche d’Italia apri­va gli orizzonti nuovi dell’apostolato sociale all’attività femminile» (Conferenza: Giornate sociali 25-26 aprile 1922, p. 1 - Manoscritto). Come dire che la fede è valu­tazione positiva del mondo e del suo ordine, perché è certezza che l’esistenza umana nel tempo e nella storia, nella totalità dei suoi aspetti, è penetrata e condotta dal­la presenza storica e spirituale del Redentore; di conse­guenza la fede inclina e sospinge ad abbracciare il mon­do come creaturalità, in cui si realizza la salvezza se­condo la legge suprema dell’Incarnazione. Non è un ca­so che, per l’impulso datole dalla Rigon, l’Azione Cattolica Femminile genovese si distingue per un imponente apostolato sociale, sia durante che dopo la guerra mon­diale, rivolto in particolare alle donne lavoratrici.

Per essere all’altezza del Ministero delle anime, oc­corre però la cultura. «La base della formazione cristia­na delle coscienze è senza dubbio la cultura religiosa e morale» (Conferenza: Dopo guerra... cit., p. 22). For­mazione cristiana, apostolato e cultura costituiscono, fin d’ora, un trinomio inscindibile nelle convinzioni di Ermelinda Rigon, convinzioni che troveranno, di lì a poco, in Mons. Olgiati l’interprete più efficace.

                                                                                                                                     

 

(Osservatore Romano, 24 Marzo 2001) 

 

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