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una fondatrice domenicana del nostro tempo: ermelinda rigon
di Raimondo Spiazzi
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Se ne è andata come in un soffio, il giorno dell’Epifania, tra le preghiere e le cure amorose delle sue consorelle e figlie spirituali, le Insegnanti terziarie del Cenacolo Domenicano di Genova-Sestri, da lei fondate e dirette fino a pochi anni fa. Si chiamava Ermelinda Rigon, in religione Suor Maria Benedetta. Era più conosciuta col primo nome, che aveva portato, per anni e anni, in molti campi dell’apostolato cattolico. Nata nel 1889 a Frinco d’Asti, venne educata e visse a Genova. Giovanissima, divenne Terziaria Domenicana nella fraternita di S. Maria di Castello; e dell’Ordine di S. Domenico, da quel momento, abbracciò il programma, l’ansia di apostolato, l’amore per lo studio sacro, mentre il suo spirito generoso e ardente mirava a modellarsi sulla grande Consorella Caterina da Siena, della quale studiò la dottrina e assimilò la spiritualità. Così divenne un’anima ardente della passione per la Chiesa, per il Papa, per le anime. Cominciò presto il suo apostolato. A Genova fu Segretaria Diocesana dell’Azione Cattolica negli anni delle lotte più aspre e delle prime affermazioni dei cattolici (1914-1915). Oratrice brillante e piena di fascino, propagandista trascinatrice di anime, fondò i primi circoli di A. C. nella città e nella diocesi di Genova. Fu pure membro attivissimo dell’Associazione Maestri Cattolici «Niccolò Tommaseo». Maestra elementare a 17 anni, Direttrice Didattica a 19, dal 1907 al 1927 fu insegnante nelle scuole elementari di Genova, dove conobbe i grandi bisogni morali e spirituali della sua categoria, per la quale si afflisse, pregò, lavorò per tutta la vita. Per uno scopo di assistenza e di apostolato, nel 1924 fondò la «Casa delle Insegnanti» a Sestri. Frequentò per due anni l’Accademia delle Belle Arti di Genova e il Corso Froebeliano di pedagogia. Nel 1913 conseguì il diploma dalla prima Scuola di Religione di Genova. Negli anni 1922-1925 fu eletta come membro del Consiglio Scolastico Provinciale. Nel 1929 si laureò in filosofia e pedagogia. Ma intanto aveva fondato a Genova-Sestri, nel 1924, gli Istituti Scolastici «S. Tommaso d’Aquino» (il nome è tutto un programma), parificati nel 1930, nei quali insegnò e fu preside fino al 1962. Suo scopo preciso fu quello di preparare delle maestre veramente cristiane, capaci di portare la luce del Vangelo nella scuola, mezzo che essa riteneva indispensabile per migliorare la società scristianizzata. Già nel 1924, precorrendo i tempi, si preoccupò di creare nei suoi Istituti un ambiente scolastico caratterizzato da familiarità, amore, serenità, dialogo aperto, rispetto della personalità delle allieve e fu sempre, per le allieve, le ex-allieve, le sue collaboratrici, in seguito per le sue religiose, consigliera e madre. Quasi senza avvedersene, Ermelinda Rigon, guidata dall’azione interiore dello Spirito Santo e dal consiglio dei suoi direttori spirituali, venne a trovarsi nel ruolo di fondatrice di una Congregazione Religiosa: perché, domenicana autentica, trascinò col suo ardore altre insegnanti al grande ideale apostolico al quale aveva dedicato la sua vita. Sorse così a Genova nel 1932 il «Cenacolo Domenicano», congregazione di religiose domenicane in abito secolare, che vivono la vita comune, recitano l’ufficio divino nel Coro, emettono i voti perpetui di castità, povertà, ubbidienza. Le Costituzioni della Congregazione vennero approvate dall’Autorità Ecclesiastica nel 1942. *** Insegnante, preside, fondatrice e prima Superiora Generale della nuova Congregazione, Ermelinda Rigon tutta si spese per l’onore di Dio e per il bene delle anime, mirando soprattutto a formare delle forti coscienze cristiane nelle sue allieve e uno spirito contemplativo e apostolico nelle sue religiose, dalle quali voleva attuato il motto domenicano: «Contemplata aliis tradere». «Quanto più le opere di apostolato nel Cenacolo Domenicano pongono a contatto col mondo, tanto più la vita interiore deve essere intensa e nutrita », scriveva essa poco prima di essere colpita dalla lunga infermità, che maggiormente affinò il suo spirito e più intensamente la unì a Dio nell’accettazione amorosa, umile, quotidiana della volontà del suo Signore. Essa che aveva voluto che le sue figlie spirituali e collaboratrici rinunciassero all’abito religioso per meglio inserirsi negli ambienti del loro apostolato, aveva però scritto per loro: «La religiosa del Cenacolo Domenicano... se il suo abito secolare la confonde col mondo, non è del mondo: poiché solo per una maggiore libertà d’azione nell’apostolato moderno, ha rinunciato senza rimpianti a qualunque distintivo esterno». «La Religiosa del Cenacolo Domenicano contempla, prega, studia, non per contenere, ma per dare. Apprendere per comunicare è propriamente la sua vocazione, la sua esigenza, la sua gioia... Questo apostolato l’attende, nel suo magnifico programma di diffusione dalla fede e dei buoni costumi nelle anime di piccoli e di adulti, nelle scuole, nella formazione delle future insegnanti, nelle opere di diffusione della cultura cattolica e dell’educazione in Italia e all’estero, sempre ansiosa di servire Dio e la Chiesa nel grande piano della Redenzione ». Tutto ciò scaturiva da una spiritualità profonda e trasparente, che hanno potuto ammirare non solo le sue consorelle, ma anche tutti coloro che accostavano la Fondatrice, specialmente per ragioni di ministero sacerdotale. Poche volte ci siamo trovati dinanzi ad una coscienza così retta, ferma e dignitosa, e insieme umile, delicata, docile; dinanzi ad una conciliazione così naturale di semplicità e di consapevolezza, di dolcezza e di magnanimità, di prudenza e di ardimento, di vigore e di pazienza. Ma non si tratta qui di fare un panegirico, che alla Rigon viva avrebbe dato fastidio, né di sostituirsi alla Chiesa nell’emettere pronunciamenti formali sulla perfezione delle virtù raggiunta da un’anima. È meglio lasciar parlare la Fondatrice attraverso i «ricordi» lasciati alle sue consorelle come testamento spirituale, scritto di getto su di un umile foglio di carta e che il sacerdote celebrante lesse in chiesa a conclusione dei funerali. È la sintesi di tutta una spiritualità disseminata in tanti altri scritti, che speriamo di veder presto raccolti e pubblicati. È soprattutto la rivelazione finale di un’anima dedita al servizio del Signore che vuole trasfondere il suo ardore, il suo zelo, la sua pietà in coloro che l’hanno seguita come maestra e madre. *** «Vi prego - scrive la Rigon - di non piangere su di me ». (Difatti intorno alla sua salma composta nella cappella della Casa Generalizia, e ben presto sommersa di fiori bianchi, vi era, sì, qualche tenero pianto ma soprattutto una serena letizia che traspariva dai volti e dalle parole). «Come vi ho amato in vita - continua - vi amerò infinitamente dal Cielo. «Confido di andarvi presto, benché indegna e tanto peccatrice, per merito delle vostre abbondanti preghiere. Fate molti suffragi, tenendo conto delle enormi responsabilità di cui devo dare stretto conto. «Vi domando perdono di quanto non ho fatto per la vostra santificazione e per i cattivi esempi che vi ho dato. Pregherò Dio che rimedi direttamente ai difetti apportati alla Comunità dalle mie deficienze. «Tenete presenti i capisaldi della vita vostra nella Comunità, sempre raccomandati: 1° La vostra devozione a Gesù Sacramentato sia capitale. Chiedete ogni giorno il santo fervore di Lui e l’onore di poter soffrire e morire per affermare la Sua reale presenza nel SS. Sacramento dell’Altare. Amate l’assoluto distacco dal mondo, dalle cose, dal vostro io. Non dite mai basta nel rinnegamento di voi stesse. Lo Sposo Celeste vuole tutto o nulla. Piangete sul peccato e sulle sofferenze del prossimo. «Non mancate mai ai vostri doveri per gli interessi della famiglia. Singolarmente sappiate che come religiose, dovete aver abbandonate le cure del mondo. Il vostro Istituto saprà provvedere per quanto potrà alle vostre necessità. Vi penserò anch’io. «Unica preoccupazione la gloria di Dio e il bene delle anime. Non inquinate le vostre Opere con l’interesse, il compiacimento di sé o secondi fini: non condannatele alla sterilità. Siate perfette nella rettitudine delle vostre intenzioni. Non amate le ricchezze per la Comunità. Desiderate che manchi sempre qualche cosa, distinguetevi davanti a Dio per la confidenza e l’abbandono il più completo, nelle lotte esteriori come nelle lotte interiori. «Ricordate che la vita religiosa è immolazione severa, ma è anche pace: poiché Gesù Cristo è pace». *** Ogni commento è superfluo. Si tratta di un magistero spirituale da accogliere con la stessa semplicità con cui è dato, non senza una certa confusione al pensiero che quell’anima eletta ha voluto in tante occasioni farsi discepola di molti di noi che oggi più che mai sentiamo la sua superiore grandezza.
(Osservatore Romano, 1 Febbraio 1973)
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