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L'insegnamento come apostolato specifico del Cenacolo Domenicano negli scritti di Ermelinda Rigon |
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L’insegnamento come apostolato specifico del Cenacolo Domenicano
Lo spirito e la missione domenicana hanno ispirato ai membri del Cenacolo Domenicano una delle più belle missioni da affidarsi alla donna e, nell’apostolato della Chiesa, alla religiosa: L’apostolato dell’insegnamento e dell’educazione cristiana, in tutte le forme approvate dalla Chiesa e richieste dalle esigenze del tempo. Insegnare è comunicare ad altri dei valori intellettuali e spirituali che rispondono alle esigenze dei piccoli e dei grandi, creati da Dio anzitutto per conoscerlo, amarlo, servirlo individualmente e socialmente e poi goderlo per sempre nell’altra vita. A questa esigenza deve rispondersi: 1. con l’insegnamento diretto della dottrina cristiana della Chiesa; 2. come trasmissione di scienze profane illuminate dal Vangelo; 3. ancora come testimonianza di fede e di carità, come un piccolo faro di luce, di fede e di carità; e l’ansia di seminare nelle anime, con tutti i mezzi, la parola di Dio, la stima dei beni eterni e l’esempio della vita.
Gesù Cristo volle chiamarsi “Maestro” e fu Maestro per eccellenza - come Dio, autore stesso della Verità, anzi la Verità stessa. A dodici anni, agli stessi Dottori del tempio, egli faceva conoscere il Suo Padre Celeste. Il Vangelo di S. Matteo e di S. Luca fanno continui riferimenti all’esercizio di questo magistero divino. In Giudea e in Galilea Egli era “docens” nelle sinagoghe - a Nazareth - sulle rive del lago di Genezareth. A Gerusalemme “docebat cotidie” nel tempio. Dopo la risurrezione, Gesù fa agli apostoli una consegna, apparentemente semplice ed umile, ma in realtà grandiosa: “Euntes docete omnes gentes”. È il magistero di verità conferito alla Chiesa. Questo magistero di Verità della Chiesa è conferito anche ai membri del Cenacolo Domenicano…
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L’insegnante è semplicemente un tramite, un umilissimo emissario che, nella scintilla dell’amore di Dio e delle anime, riceve e dà: ma insieme, mentre dà, essa riceve – più riceve da Dio nella grave ma gioiosa pratica della perfezione e più dà: nello stesso tempo, com’è stato detto, più dà e più riceve. Ecco il rapporto che si stabilisce fra la contemplazione e l’insegnamento, tra il santificarsi e il santificare.
Insegnanti, però, non solamente tali perché provviste di un titolo di stato che le autorizzi ad insegnare questa o quella materia, ma insegnanti in quanto sappiano insegnare ed educare, cioè posseggano la possibilità di trasmettere ad altri i valori intellettuali, morali, spirituali ...
Insegnare vuol dire comunicare ad altri ciò che è stato prima assimilato dalla propria intelligenza attraverso lo studio, la riflessione, l’esperienza - compito nobilissimo, proprio della persona umana, chiamata a porre a contributo dei fratelli il frutto dei talenti ricevuti da Dio; opera collaboratrice della Provvidenza Divina per la distribuzione di beni con la forma della charitas in senso universale. …
Per questo l’insegnare diventa opera squisita di bene in senso sociale ed umano: ma l’insegnare diviene una caratteristica e soprannaturale opera di apostolato, se chi insegna si pone coraggiosamente a servizio della Verità: tanto più efficace diviene questo apostolato quanto più l’anima si unisce, come tralcio vitale, a Cristo, Vita, e a Lui si dona, nel distacco da tutti i beni terreni, per diffondere il frutto della Sua Redenzione. Questa è la giustificazione dell’esistenza della religiosa insegnante. … La Religiosa del Cenacolo Domenicano contempla, prega, studia non per contenere ma per dare….Apprendere per comunicare è propriamente la sua vocazione: la sua esigenza, la sua gioia, tutta protesa ad un unico, santo ideale: Estendere il Regno di Dio, avendo per programma: Veritas.
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