Presentazione

Quando nel 1924 la serva di Dio Ermelinda Rigon dava il via ad una Pia Unione per diffondere il S. Vangelo, ini­ziando, poiché l'organizza­zione scolastica statale era li­mitata al mattino, con un sem­plice doposcuola per il fan­ciulli "della strada", in parti­colare per i figli delle sigaraie di Genova Sestri, certamente non prevedeva di accogliere tra le sue collaboratrici un'autenti­ca ebrea, rimasta tale anche dopo la sua conversione al Cristianesimo, per la radicalità delle sue origini, per l'affetto, per il rispetto e la considerazione dei valori e del compito dell'Ebraismo in vi­sta dell'avvento cristiano.

Eppure tra le consorelle che si prodigarono e si prodigano nell'ideale domenicano, in una gara di generosità, i tre­dici anni di vita religiosa di sr. Pia Scandiani, lasciarono un segno, un solco, un'im­pronta, se non altro per quel­la "Piccola storia della mia conversione" scritta dietro richiesta dei Superiori.

A cinquant'anni dalla sua morte, mi sembra opportuno presentarla, perché sia cono­sciuta ed apprezzata e perché ancora una volta sia testimo­niata la validità dell'Ordine Domenicano per la Chiesa e per le persone assetate di Ve­rità. Essa visse nel nascondi­mento, nella meditazione, prodigandosi fino alla fine della sua breve esistenza, nell'insegnamento, per porgere i semi delle sue riflessioni a chi aveva l'opportunità di acco­glierli e di farli propri per un arricchimento personale, inte­riore.

Per la cronaca sr. Pia Scandiani nacque da famiglia ebrea nel 1903 a Genova e ivi morì nel 1951, religiosa del Cenacolo Domenicano.

Do, dunque, la parola a Lei stessa, perché dal suo scritto balza chiara la solidità della sua dottrina, la schiettez­za e la profondità della sua te­ologia vissuta e la sua lumi­nosità personale.

 

Ringraziamento

"Ho scritto in vita mia a tante persone e non ho mai scritto a Te, mio Dio. Chissà che scrivendo io riesca a sfo­gare la piena della riconoscenza che mi gonfia il cuore e sembra me lo spacchi. Io non riesco a pensare ai tuoi benefici se non uno alla volta e in modo limitato! Scri­vendo li potrò enumerare uno dopo l'altro e darti gloria quanto so e posso ".

 

Angoscia esistenziale

"(...) la vita lungi da Te, senza di Te, non indirizzata a Te, è cosa amara e non val­gono ad addolcirla né i pia­ceri materiali, né quelli dello spirito, né gli affetti, ché solo tu, o mio Dio, sazi il cuore del­l'uomo. Ho sempre sentito intorno a me un'atmosfera di benevo­lenza e non poche sono state le anime buone che mi hanno dato la loro amicizia e mi hanno fraternamente sostenu­ta nelle ore tristi.

Per i numerosissimi viaggi - ho visitato ritrovi lussuo­si di Parigi, di Berlino, di Vienna e di Budapest - la mia casa si riempì di oggetti scel­ti con cura minuziosa e diven­tò un nido delizioso di una eleganza raffinata e confor­tevole. Ho accontentato la gola in tutti i suoi gusti ed il cervello in tutti i suoi capric­ci e le sue curiosità; ho cer­cato la solitudine e la folla, la musica e il silenzio.

In tutto ho trovato l'amaro, l'inquietudine, l'inappa­gamento, il vuoto (...) l'ango­scia.

Perché soffriamo? Che cosa siamo venuti a fare nel mondo?( ...) e poi?

L'oggetto bello, piacevole, con l'abitudine diventa indif­ferente, non dà più piacere. Una sensazione è cancellata da un'altra, un'idea incalza­ta, cancellata da un'altra".

 

Il valore della Fede

"Solo il cristiano sa che cosa sia purezza e che cosa sia lavorare su se stessi per reprimere la sensualità e mortificare le inclinazioni perverse.

Non che Tu non parli, o mio Dio nell'intimo della co­scienza, e che Tu non soccor­ra con la tua grazia anche chi ti nega; ma solo nella tua Chiesa, solo nei Sacramenti si trova la forza per lottare con Satana.

Che apertura di occhi la mattina del Battesimo! E che gioia nuova di vivere!

 

Prima tutto era polvere, ora tutto aveva valore, valo­re per l'eternità. Nulla è ca­duco, nulla passa senza la­sciare traccia, anche un pensiero, un sospiro, anche un'azione che non raggiunge lo scopo, è vista da Dio e va­gliata nell'intenzione. Nulla è inutile per chi ha fede. Che molla potente per dare slan­cio all'azione!"

 

Il rinnegamento di sé

"In realtà la letizia che vie­ne dallo spogliamento dei beni di questo mondo è conseguenza non della rinuncia, ma dell'amore di Dio con cui questo distacco è fatto; è Dio che riempie l'anima man mano che essa si vuota degli attacchi alle creature e la ren­de felice."

 

Come iniziò la conversione?

Fu lo spettacolo dell' "Adelchi" di A. Manzoni, presentato a Milano per la pri­ma volta per la regia di Tumi­nati, l'occasione di una sco­perta. L'opera era stata studia­ta tempo prima da sr. Pia in preparazione di esami e di concorsi.

.. quel giorno mi trovai dinanzi ad una rivelazione. Una superba altezza mi si svelava. Per la prima volta mi trovavo di fronte al capo­volgimento di valori che il Cristianesimo opera intro­ducendo una visuale nuova che è del tutto contraria alla nostra natura, alle nostre in­clinazioni, e che tuttavia ha il fascino avvincente della verità.

Adelchi morente diceva al padre sconfitto e prigioniero che quando sarebbe stato in punto di morte come lui, gli anni più belli della sua vita gli sarebbero sembrati quel­li che avrebbe vissuto in pri­gionia, cioè nella sofferenza e nella impossibilità di far soffrire. "

 

Notti torturanti

Una buona collega, che pre­gava molto per lei, le portò di Gratry "La sete e la sorgente".

 

"Su quel libro passai le notti per un paio di mesi. Notti torturanti. Mi trovavo di fron­te a risposte che folgoravano le mie convinzioni superficiali e presuntuose; ma subito il buio si rifaceva nella mente e non riuscivo a riafferrare quella certezza che mi era balenata come un lampo nel­le tenebre. Soffrivo come può soffrire un viandante in una notte in tempesta, che vuol ri­trovare la via al chiarore dei lampi. Ora so che nessuno può darsi la fede. Ma allora non lo sapevo; mi esaurivo negli sforzi per trovare la Ve­rità con la mia ragione uma­na. Non mi passava neanche per l'anticamera del cervello che solo Colui che è la Verità per essenza può darci la ve­rità, e ce la dà attraverso la Chiesa, attraverso i Sacra­menti, e ce la dà se gliela chiediamo.

Volevo raggiungere il so­prannaturale con le mie for­ze umane; volevo vedere l'in­visibile; capire l'infinito; vuo­tare l'oceano con il mio secchiello; e mi esaurivo in sforzi inutili come la mosca che dà del capo nel vetro nel vano tentativo di evadere dal­la stanza chiusa.

E quel lavorio vano del tutto non era: servì a scuo­tere la superba fiducia nel­la mia intelligenza. Per co­struire nella vita spirituale bisogna prima scavare.

Non leggevo più altro, non mi interessavo più d'al­tro. Mi sentivo attratta e dif­fidavo. Cercavo qualcuno che mi aiutasse a prendere posizione, ad uscire da uno stato di incertezza sempre più angoscioso. Chi ero io? Atea convinta e tranquilla non più. "

 

Finalmente uno sfogo

"Quando giunsi al punto di non poterne più, uscii dal mio silenzio: andai a cercare la mia collega. Passeggiammo un pomeriggio intero. Le dis­si tutto quello che trovavo di assurdo nell'insegnamento della Chiesa, calcando le tin­te, perché in realtà non ero così convinta di quello che di­cevo. Mi attendevo che la mia amica accettasse la sfida e si mettesse a battagliare, deside­rosa di vincermi. Ma essa era - come sempre - tranquilla. Certe eresie che io le dicevo e che dovevano essere per lei tanti pugni nello stomaco, non la scuotevano per nulla. Non che fosse indifferente: senti­vo benissimo che mi voleva bene, che voleva aiutarmi, ma non faceva assegnamento su se stessa, sulla sua logica; saggiamente non si impelagò in discussioni, ma mi lasciò sfogare dandomi solo qualche breve risposta, ogni tanto, pie­na di senno, ma con tanta dol­cezza e umiltà."

 

La folla in Piazza S. Pietro

"A Pasqua, ascoltando il discorso del Papa, le accla­mazione frenetiche della folla in piazza S. Pietro, mentre il pontefice stava per dare la Benedizione, fui presa da un impeto di commozione dolo­rosa e mi sentii spinta ad in­ginocchiarmi e ad unirmi spi­ritualmente a quella folla compatta uscendo dal mio isolamento doloroso. E però questo fenomeno era nuovo in me e contro il mio carattere: mi era sempre piaciuto anda­re contro corrente; non mi erano mai piaciute le grandi adunate, le acclamazioni oceaniche, gli entusiasmi col­lettivi; ed ero sempre rimasta fredda quando tutti si scalda­vano eccitati dalle acclama­zioni e dai paroloni.

(...) Come mai mi sentivo portata, quella mattina d'aprile, ad inginocchiarmi mentre Pio XI dava la bene­dizione?"

 

La solitudine a Livorno

"(...) Come mai decisi (per la prima volta da quan­do mi era mancata la mam­ma ed ero rimasta sola al mondo) di passare le vacan­ze da sola, in una città dove non conoscevo nessuno e dove nessuno mi conosceva?

Dopo che sono diventata cristiana, io ho imparato a fare una giornata di ritiro ogni mese e una settimana ogni anno e so - perché mi è stato insegnato e perché l'ho sperimentato - che nel silen­zio Dio parla e l'anima ne ri­ceve le ispirazioni. Ma allo­ra, come mai ho cercato la so­litudine? E come mai proprio a Livorno (...) centro di studi ebraici?"

 

Gli Ebrei

"Gli Ebrei sono stati, nel mondo pagano, il popolo elet­to, depositario della rivelazio­ne. In mezzo alle aberrazioni del paganesimo hanno man­tenuto la fede nel vero Dio, ed i loro profeti hanno narrato la storia del Cristo venturo e hanno preparato gli animi alla sua venuta: dopo che Egli è nato nel tempo e nel luogo preconizzato, dopo che in Lui si sono avverati i vaticini dei profeti, dopo che nel Cristia­nesimo l'Ebraismo ha avuto la sua conclusione, che signi­ficato ha ancora l'essere ebreo? Non sono più sorti profeti, dalla venuta di Cristo in poi! Un impostore spaccia­tosi per Figlio del vero Dio trionfa? Tutte le genti lo ser­vono e lo amano, mentre il popolo mantenutosi fedele al vero Dio si trova nella impos­sibilità di rendergli culto e di fare proseliti?

(...)Veramente io mi stavo trasformando. Volevo trovare la Verità, e non mi interessa­vo di altro."

 

 

Carla Lunardi

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