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Il CENACOLO DOMENICANO ...la storia, lo sviluppo, l'oggi
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GENESI E SVILUPPO Quanto più un'opera è di Dio, tanto più affonda le sue radici nella Croce di Cristo, partecipata alle anime assetate di Verità e di Amore, vera testimonianza dell'onnipotenza creatrice e redentrice. Ermelinda Rigon nella sua vita ha sperimentato sempre quanto bisogna patire per la causa di Dio. Non si ritrasse mai. Dio la guidò, la portò passo passo fino al luogo dove voleva Lui, perché compisse le opere che Egli aveva stabilito. La storia del «Cenacolo Domenicano» è un cammino ascensionale che possiamo seguire guidati dai suoi scritti.
I primordi - La preparazione
8 Settembre 1929 “La natività di Maria Santissima, l'onomastico della mia mamma. Essa mi attendeva per la festa consueta, ma io non potei dilazionare la partenza (per Milano, dove l'attendeva una pratica urgente e vitale dell'Istituto S. Tomaso d'Aquino, in via di parificazione, nota di R.P.) Seduta in uno scompartimento di terza classe, vicino al finestrino, soffrivo tanto che non potevo trattenere le lacrime ed i singhiozzi. Soffrivo soprattutto per la sofferenza che la mamma avrebbe provato nel non vedermi. Pensavo che essa avrebbe detto: - Ermelinda non è più mia. La sua mamma non le importa più - ed io versavo lacrime cocenti per amor suo. Ma gli interessi di Dio mi incalzavano; le gioie della casa e del suo tenero affetto non erano più per me, che vi avevo rinunciato per la pazzia di un altro Amore. Non potendomi vincere e non volendo dare spettacolo ai viaggiatori, presi un foglietto di carta dalla borsa e scrissi, sulle ginocchia, fra le lacrime, il mio sfogo: « Tu non lo comprendi, o mamma, questo amore geloso e terribile, ma santo e grande. Ma tu, mio Dio, per questo cuore misero che nulla ha serbato per se, per questo zelo che mi ha incalzato verso il Calvario, per il fascino con cui mi hai rapita alla vita per inchiodarmi alla Tua Croce, per quel tuo Cuore dagli inenarrabili affetti e dalle pure tenerezze, per amore di quella Madre che hai fatto piangere, come la mamma mia, diglielo che questa è la sorte di chi ha restituito i figliuoli al Signore, ch'Egli è Padrone due volte, terribile e dolce Padrone».
Autunno 1931 lo ero assolutamente priva di cognizione e di esperienza della vita religiosa, poiché non avevo mai avuto contatti diretti con un Istituto religioso. Mentre la vocazione mi si era presentata allo spirito così viva e tenace, a 24 anni, da non aver più alcuna minima oscillazione (per pura grazia di Dio), il mio spirito rifuggiva violentemente da ogni forma esterna, come il mio temperamento ripudiava, per sua natura, da ogni metodicità di vita. Perciò non mi ero mai interessata di vedere da vicino la vita delle suore, avendo anzi sulle medesime molti pregiudizi; non si può dunque nemmeno lontanamente supporre ch'io presumessi di costituire una Congregazione religiosa. La necessità di dare una stabilità all'opera di Sestri e la bellezza di un gruppo di Insegnanti che ne estendessero l'apostolato, consacrandovisi interamente, mi sorrideva molto, era come il compimento del programma che avevo formulato, aprendo la Casa delle Insegnanti; era come un programma massimo, che però a quel tempo non avevo intenzione di affrontare. - Vi penseranno quelli che verranno dopo di noi, esclamavo spesso fra me. Noi abbiamo il compito di preparare la Casa. Ma strada facendo si sentiva che il cominciare a formare un primo nucleo non poteva dilazionarsi. Lo richiedeva lo sviluppo dell'Opera, lo voleva l'Ordine Domenicano (al quale Ermelinda Rigon si era appoggiata - nota di R.P.). Anzi, ormai la costituzione di un gruppo stabile si riteneva l'unica condizione di vita della casa e del suo indirizzo domenicano. Presi dunque i miei appuntì, studiai il “Diritto delle Religiose" e mi accinsi a scrivere il Regolamento interno della Pia Associazione da presentare all'approvazione del P. Provinciale. Sentendo anzitutto l'esigenza della vita domenicana, stesi un regolamento sulla traccia della Regola del Terz'Ordine, sulla quale cercai di tessere una forma di disciplina dei rapporti fra i membri, una forma di governo e delle norme di vita religiosa. Non è a dire che il demonio si acquietasse in questa modesta opera, suscitandomi attorno dubbi e difficoltà, non ultima la mancanza di forze fisiche e di tempo. Mi era giocoforza lavorare solamente a sera inoltrata.
19 Marzo 1932 Sentivo le enormi responsabilità che pesavano sulle mie spalle e nello stesso tempo la mia vocazione domenicana chiara, nitida, come se fosse scritta a caratteri visibili nella mia vita e in quella dell’Istituto. S'avanzava a grandi passi la realizzazione del programma massimo: la formazione del corpo morale, per forza di cose, per la ineluttabilità degli eventi, come se la volontà di Dio ci spingesse contro nostra volontà. Noi, proprio noi, eravamo chiamate a fondare un'Associazione religiosa? Gesù Nostro Signore non voleva ridersi di noi? Era stata dunque presunzione desiderarlo? Ma non avevo io sempre riconosciuto di esserne indegna, non avevo forse sempre abbandonato tutto alla sola Volontà Divina? Ed ecco che questa Volontà si manifestava, anzi si era chiaramente manifestata. ...Nel bivio terribile, avevo scelto il meglio, davanti a Dio. Il meglio per la Sua gloria, per la salvezza delle anime. E pregai, pregai che non la mia volontà si facesse, e non quella dei domenicani, ma solo quella di DIO! ... Presa incessantemente dalle occupazioni giornaliere, la presidenza, il pubblico, le lezioni di filosofia, le attività varie, la casa, l'amministrazione (con gravissime preoccupazioni finanziarie: nota di R.P.), a tutto, o bene o male attendevo, nonostante mi sorprendesse spesso e per intere giornate la sfinitezza e il mal di capo. Allora mi tuffavo nella fiducia in Dio e riuscivo a ritrovare l'intima pace che mi ridava le forze: il Suo dono, il Suo unico, ma grande, ma indispensabile dono. Senza di questo aiuto soprannaturale che mi ridava quasi una seconda natura, io non avrei potuto reggere né fisicamente, né moralmente. Dopo una delle non rare notti di insonnia e di preghiera, mi recai dal mio buon Confessore, il quale mi proibì di pensare che il Signore non volesse da me la nuova Associazione e mi ordinò di corrispondere e di pregare, di confidare, di sacrificarmi”.
La Fondazione
20 Settembre 1932 Sono terminati gli esercizi spirituali per le Terziarie della Casa delle Insegnanti a Sestri. Nella bella nuova Cappella dell'Istituto, ancora odorante di calce, il Rev. P. Buffa, Domenicano, attende dall'altare chi si presenterà spontaneamente per promettere a Dio Castità, Povertà, Obbedienza. Si presenta Ermelinda Rigon, poi la sorella Emilia Rigon, poi altre tre signorine. Le prime cinque che formano il nucleo di quello che sarà il «Cenacolo Domenicano». In quel giorno vengono accettate anche una novizia ed una postulante. Il fondamento è posto: meglio, il «Cenacolo Domenicano» è nato. Assecondando il disegno di Dio, manifestatosi attraverso le circostanze e l'ubbidienza a chi nel nome di Dio ne dirigeva l'anima, Ermelinda Rigon non è più sola davanti alla Chiesa come già davanti a Dio; in quelle prime Consorelle sono implicitamente raffigurate e comprese tutte quelle che verranno, nel corso del tempo, a popolare nel nome del Signore le altre «Case delle Insegnanti» e gli altri Istituti «S. Tomaso d'Aquino» che sorgeranno man mano, sparsi in Italia e fuori. Oh, la evangelica povertà degli inizi, puri come l'acqua sorgiva! Al pomeriggio di quel giorno memorando, la nuova Comunità si recò in gita-pellegrinaggio al santuario mariano dell'Acquasanta, usufruendo del tram e dell' autobus di linea.
Estate 1940 La guerra prova duramente la vita della giovane famiglia religiosa, che già conta una trentina di membri, obbligandola a sfollare la comunità, il noviziato, i convitti, le scuole. I membri, compatti attorno a Ermelinda Rigon, senza defezioni né tentennamenti, seguono coraggiosamente le peripezie dolorose del tempo: ripetuti spostamenti di sede, povertà, disagi, epidemie, bombardamenti. Ma le scuole restano tutte in piedi e funzionano frazionate, in città e nel luogo di sfollamento, con grandi sacrifici. Terminata la guerra, Ermelinda Rigon si guarda attorno con santo stupore: in mezzo a tante stragi, a tanti lutti, non un solo istituto «S. Tomaso d'Aquino» è stato scalfito dal ferro e dal fuoco! La Preside fa voto alla Madonna di Fatima di erigere una bella statua nel giardino di Sestri.
Nuovi sviluppi
La nuova Famiglia Religiosa crebbe in unione di indirizzo e di aspirazioni, animata dall'incoraggiamento di S. Em. il Cardinale Carlo D. Minoretti, allora Arcivescovo di Genova. Ermelinda Rigon, consigliata dal canonista Padre E. Buffa O.P. di S. Maria di Castello in Genova, elaborò il Regolamento della Pia Associazione. Il Regolamento in seguito si trasformò in «Costituzioni», della nascente famiglia religiosa.
24 Settembre 1942 S. Em il Cardinale Boetto ottiene dalla S. Congregazione dei Religiosi il riconoscimento della Famiglia Religiosa e la sua erezione in Congregazione di Diritto Diocesano, con abito secolare e col nome di CONGREGAZIONE INSEGNANTI TERZIARIE DOMENICANE «CENACOLO DOMENICANO». Grande è la gioia di tutte, ma in particolare dell'umile e valente Fondatrice, perché l'approvazione ufficiale della Chiesa è per lei la prova evidente del gradimento di Dio. Sua Eminenza si reca alla Cappella dell'Istituto di Sestri e, alla presenza della Comunità al completo (circa 40 membri), in un momento storico memorabile, dà lettura del Decreto di Approvazione, sanziona canonicamente tutti gli atti giuridici precedenti, riceve la professione perpetua di sedici Religiose e proclama Superiora Generale della novella Congregazione Ermelinda Rigon, Suor M. Benedetta del SS. Sacramento. Ella china il capo, se ne sente indegna. Accetta in ubbidienza. La Congregazione ormai è un «corpo morale» saldamente costituito sulla roccia della Chiesa e si dispone a vivere fervorosamente la sua nuova vita canonica, in umiltà, amore, dedizione.
3 Gennaio 1943 Il Maestro Generale dell'Ordine Domenicano, Padre Martino Stanislao Gillet, con suo decreto autografo dichiara affiliata e aggregata all'Ordine Domenicano la Congregazione «Cenacolo Domenicano», con tutte le Case e le Religiose presenti e future, facendole partecipi di tutti i beni spirituali dell'Ordine, tanto in vita che in morte.
Con fiducia, verso l'avvenire I passi più importanti per il consolidamento della nuova Congregazione erano fatti, conclusi felicemente con la sanzione della Chiesa e quella dell'Ordine. Iddio, che volle fare sbocciare questa nuova pianticella, la farà crescere fino al suo pieno sviluppo. Malgrado abbia attraversato, nella sua prima infanzia, i tempi tristi della guerra, il suo messaggio è stato accolto da tanti giovani cuori ardenti, ad essa rivolti perché in essa trovarono la forza e la bellezza della gioventù. Le «Case delle Insegnanti» e gli Istituti «S. Tomaso d'Aquino» si sono moltiplicati per portare il Verbo divino in altre regioni d'Italia; prima che la morte e gli eventi mietessero vittime nella famiglia del «Cenacolo Domenicano» il numero dei suoi membri era salito a 90. Nel 1979 il Cenacolo Domenicano diviene Congregazione di diritto Pontificio.
Madre Ermelinda Benedetta Rigon diceva: «Proteso nell'avvenire con passo lento, ma sicuro e progressivo, con umiltà e sete di apostolato, con l'ideale sempre attuale del trionfo di Dio nel mondo, questo Cenacolo attende le anime volonterose chiamate al servizio di Dio, nella totale consacrazione di sé».
Rosa Parodi op
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