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11.  Affinché la S. Comunione realizzi un’efficace unione di pensieri, di affetti, di volontà con Gesù occorre non ostacolare l'azione regale, tenera, meravigliosa che Cristo vuole stabilire nell'anima; ma nel prepararsi ci si disponga a generosità e a distacco di ciò che può non piacere al Divino Ospite, e a Lui ci s'avvicini con tutta l'effusione dell'anima, con lo slancio del desiderio, con la riverenza dell'umiltà, con la contrizione del cuore.

(Ermelinda Rigon, La Santa Comunione,1938)

 

12. Nel colloquio con Cristo durante la S. Comunione, l'anima amante effonde se stessa nel Cuore del suo Dio. Non si stanca di manifestare la sua viva fede nella divina e reale presenza; non si stanca di adorare la Persona divina del Verbo, e la sua Umanità, e l'Anima, e il Sangue preziosissimo; non ha limiti nel ringraziare di tanta grazia, nell'umiliarsi, nell'offrirsi in una immolazione di sé sempre più generosa.

(Ermelinda Rigon, La Santa Comunione,1938)

 

13.  Nel colloquio con Cristo durante la S. Comunione, l'anima studia quanto può piacere al suo Diletto; ne ascolta i divini ammaestramenti, espone le sue piaghe, ne chiede con confidenza i rimedi; trova la forza e i mezzi per operare il suo graduale distacco dal mondo, dalle creature, da se stessa; vi apprende lo zelo dell'apostolato, i segreti della pazienza, della semplicità e della carità fino all'eroismo.

(Ermelinda Rigon, La Santa Comunione,1938)

 

14.  L'adorazione deve essere comunitaria perché l'omaggio a Gesù Sacramento deve essere dato dalla comunità con tutto il suo coro di anime, di doveri, di responsabilità, di angosce, di ansie comunitarie per cui quando ciascuna di noi fa l'adorazione non può dimenticare le intenzioni della comunità, nello stesso modo che la comunità, quando fa l'adorazione collettiva, non può dimenticare le intenzioni dei singoli membri.

L'adorazione comunitaria è bella anche perché in quel momento, davanti al Tabernacolo, più che mai ci sentiamo unite.

(Ermelinda Rigon, Adorazione al SS. Sacramento, 1939)

 

15. Vi sono due modi di pregare: il modo soggettivo individuale e il modo universale.

       Il modo universale è quello della recita dell'Ufficio in coro; è preghiera universale perché fatta da tutta la Chiesa e perché esprime pensieri e sentimenti universali, che possono essere comuni a tutti coloro che pregano: bisogni universali, riconoscenza universale, che può essere in tutti gli uomini.

       Ma quando il credente  è solo davanti al Santissimo Sacramento a fare la sua adorazione, a un dato momento dimentica tutti e si  vede solo, solo a tu per tu con Dio. Solo dinanzi alla infinita maestà di Dio! E allora tutto ciò che esce dalla sua anima nella preghiera è soggettivo e suo, personale, particolare.

L'atto di fede che essa fa non è come quello che fanno tutti: è il suo atto di fede; ed è l'atto di fede più ardente, più o meno vivo, a seconda della sua situazione spirituale.

Il nostro atto di fede risente della situazione spirituale; allora può essere scialbo e freddo, come può essere, invece, attento e vivo. Può essere una formula e può essere uno sfogo d'amore.

Può essere una formula e vale anche quella formula, perché certamente ciascuno va a fare l'adorazione con retta intenzione, ma lo sfogo dell'amore è qualche cosa di più grande!

(Ermelinda Rigon, Adorazione al SS. Sacramento, 1939)

 

16. Noi dobbiamo fare un atto di fede viva, piena e dicendo: "Io credo", occorre che tutta la nostra attività spirituale sia posata su questa verità immensa.

 "Io credo, Signore, che Tu sei dinanzi a me, su quest'altare, con il Tuo Corpo, con il Tuo Sangue, con la Tua Anima, con la Tua Divinità; con quel Corpo che hai immolato per me, con il Tuo Sangue, che hai versato per lavare i miei peccati, con quell'anima purissima, con quella divinità uscita dal Padre. Credo!” "Ecco, io sono pronto, Signore, ad attestarlo con la mia vita: credo che Tu sei presente, o Signore, nel Sacramento dell’Altare e Ti voglio confessare così, come se Ti vedessi con i miei occhi.

Credo senza vedere, senza toccare. Credo.

Tutta la mia vita, il mio sangue, il mio cuore, tutti gli attimi della mia vita, tutto, o Signore, Ti offro, perché questa fede nella Tua reale presenza nel SS. Sacramento dell'altare possa comunicarla alle anime che mi darai di incontrare".

(Ermelinda Rigon, Adorazione al SS. Sacramento, 1939)

 

17. Vittima nella SS. Eucaristia, Cristo si dà interamente come si è dato interamente sul Calvario, sulla croce. Sulla croce in modo cruento, nell'Eucaristia in modo incruento. Vittima che, postasi nelle possibilità di rinnovarsi in perpetuo nelle mani del sacerdote, si offre nella S. Messa in sacrificio all'Eterno Padre e resta ancora vittima nell'Eucaristia conservata nel Tabernacolo di ogni altare.

           

18. La festa del Corpus Domini vi richiama potentemente allo spirito di fede eucaristico, perché vi contemplate Gesù Cristo che si è donato a noi, in un modo misterioso, ma accessibile alla nostra natura: il pane, per farsi nostro e tutto nostro, non solo dell'umanità, ma del nostro io individuale, affinché ce ne nutrissimo, nel modo della nostra natura, e ne ricevessimo vita in abbondanza.

 Quel pane è detto Panis Angelicus, che si fa pane degli uomini: è Pane vivo perché è vita e dà la vita, e discende dal cielo, perché  tanto mistero non potrebbe trovarsi sulla terra.

È il santo vincolo che unisce la terra al Cielo, pegno della futura beatitudine.

                (Ermelinda Rigon, Corpus Domini, 1940)

 

19. Il Pane eucaristico contiene, a modo di sostanza, Cristo stesso: e precisamente il Suo Corpo santissimo, com'Egli ha detto nel Cenacolo, all'ultima Cena, ma col Corpo Egli è tutto intero, altrimenti non sarebbe vivo: quindi col Sangue, con l'Anima, con la Divinità.

Ma vi è anche il suo Cuore, palpitante d'amore infinito per le creature a cui continuamente si dona.

                (Ermelinda Rigon, Corpus Domini, 1940)