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20. Oh, Cuore Eucaristico, che riveli insieme le primizie della Tua Divinità e le ineffabili delizie della Tua Umanità, lascia che io mi rifugi in Te, con un abbandono intero ed una generosità costante: io credo che Tu sei il Cuore del Cristo, Figlio del Dio vivente, che hai pronti per me i soccorsi della tua grazia in ogni mia necessità personale e comunitaria: perciò Ti adoro e confido in Te, a qualunque costo. (Ermelinda Rigon, Cuore eucaristico di Gesù, 1942)
21. La devozione al S. Cuore si compendia nella devozione Eucaristica, nella quale, sotto le specie sensibili, è vivo e vero il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di nostro Signore; nell'Eucaristia palpita il Cuore di Cristo, quel Cuore che nella S. Comunione si degna prendere contatto intimo con il nostro povero, misero, infermo cuore umano, per comunicargli la Sua vita ed il Suo amore. Non basta forse questo gran dono di Dio a sorreggerci nelle nostre angosce? (Ermelinda Rigon, Cuore sacratissimo di Gesù, 1944)
22. Suvvia, adoratrici domenicane, apprestatevi a celebrare con entusiasmo il trionfo Eucaristico: la festa del Corpus Domini è la festa del Cenacolo. Sprigionate dal vostro cuore un inno nuovo di amore che ripari le bestemmie degli empi e l'indifferenza dei tiepidi. L'Ostia santa trionfi su tutto il mondo e avvolga con la sua divina luce tutte le anime! Nell'intimo dell'anima dove Cristo sviluppa, con i Sacramenti, l'immenso dono della grazia, qui è il nostro vero mondo. (Ermelinda Rigon, Corpus Domini, giugno1945)
23. Affinché lo spirito sia potentemente ed abitualmente ricondotto dalla dissipazione esterna ai pensieri e agli affetti celesti, occorre anche lo sforzo personale per vivere, pensare, operare alla presenza di Dio. Quale esercizio di questa presenza è facile, soave al cuore, utile alla contemplazione quanto l'adorazione al SS. Sacramento? Quale unione più dolce con Cristo che la preghiera di lode, simile a quella che Egli, con atto perfetto di adorazione, innalza al Divin Padre dal santo silenzio del Tabernacolo? (Ermelinda Rigon, Lo spirito eucaristico del Cenacolo Domenicano, 1962)
24. Coltivare abitualmente meglio l’intimo colloquio con Gesù in Sacramento, ammirare la Sua Sovranità su tutto il mondo visibile ed invisibile, esaltare la Sua Santità infinita, contemplare la Sua ubbidienza e la sua follia di Amore per l'immenso mondo delle anime, fino a nutrirci del Suo Sangue per sanarci. (Ermelinda Rigon, Lo spirito eucaristico del Cenacolo Domenicano, 1962)
25. Baciare misticamente le Sue piaghe, poggiare il cuore dolorante sul Suo Cuore bramare i Suoi trionfi, amare appassionatamente le sue anime; per noi e per loro supplicare misericordia - riparare - offrire - soffrire. Ecco il substrato santo della nostra vita e della nostra attività esterna, l'alimento alla purezza delle intenzioni e dei sentimenti, alla generosità e allo zelo della gloria di Dio. (Ermelinda Rigon, Lo spirito eucaristico del Cenacolo Domenicano, 1962)
26. Sia lo spirito interiore del Cenacolo, spirito di fede e di pietà eucaristica; la dolce immagine dell'Ostia Santa non solo ci strappi l'atto di adorazione quando ci prostriamo dinanzi al Tabernacolo, ma ci segua misticamente in ogni tempo e in ogni luogo dove chiami l'ubbidienza: nelle Case, nella scuola, nell'apostolato, tra il frastuono della strada e nel silenzio della notte, nel lavoro e nel riposo... realizzando, secondo la capacità di ciascuno, la dolce aspirazione di un'anima eucaristica: "Vivere adorando... morire adorando". (Ermelinda Rigon, Lo spirito eucaristico del Cenacolo Domenicano, 1962)
27. Nell'apostolato portiamo uno spirito sereno, gioviale, cordiale; un atteggiamento riservato quanto occorre allo stato religioso e disinvolto quanto giova al contatto con le anime: sempre dignitoso e corretto. La nostra religione sia larga e serena. (Ermelinda Rigon, Lo spirito eucaristico del Cenacolo Domenicano, 1962)
28. La presenza è una necessità dell'amore. Alla vigilia di lasciare gli apostoli, pur desiderando ardentemente di tornare al Padre, Gesù volle colla propria presenza restare in mezzo a loro "tutti i giorni fino alla fine dei secoli". Per questo istituì la SS. Eucaristia. L'Eucaristia non è un bene creato: non si tratta di un dono di grazia, ma il dono dell'autore stesso della grazia.Ecco quanto ci amava! (Ermelinda Rigon, Giovedì Santo, 1962)
39. Tra Cristo realmente presente nella S. Comunione e l'anima in grazia, si stabilisce una tenera comunanza: "tutto ciò che è mio è tuo... tutto ciò che è tuo è mio". “Anima che mi ricevi, ecco, con l'Eucaristia ti do tutto: grazia, luce, forza, merito, santità, amore. Ti do ciò che sono io stesso, Figlio dell'Eterno Padre, Capo del Corpo Mistico, per introdurti nella mia famiglia divina. Approfittane: cerco la tua perfezione, voglio la tua felicità!” (Ermelinda Rigon, Giovedì Santo, 1962)
30. Carissime Consorelle, stamani, tornando dall'altare dove avevo ricevuto la S. Comunione, ho provato una grande ammirazione per il SS. Sacramento: ecco, ho pensato, io, miserabile e peccatrice, posseggo il più grande mistero di Dio, Dio con me, così intimo e così vero; però non sono io che posseggo Lui, ma è Lui che ha preso possesso di me! (Ermelinda Rigon, Giovedì Santo, 1963)
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