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ermelinda rigon
Fondatrice della Congregazione "Cenacolo Domenicano" nel 25° del suo ritorno alla Casa del Padre
di Michele Zappella
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Il 7 gennaio 1973 chiudeva la sua esistenza terrena Madre Ermelinda Rigon, Suor Maria Benedetta del SS. Sacramento. Nata nel 1889 a Frinco d’Asti, trascorre l’infanzia e la giovinezza a Genova. Si dedica all’insegnamento come maestra e svolge un intenso apostolato nell’Azione Cattolica. Entrata nel 1918 nel Terz’Ordine Domenicano, è ammessa l’anno dopo nell’Unione S. Caterina da Siena, gruppo di terziarie, fondata da Luigia Tincani e diretta da P. Ludovico Fanfani, che ha come scopo l’apostolato dell’insegnamento. Nel 1924 promuove, per attuare in pieno una “missione educativa”, l’Opera di Genova-Sestri: la “Casa delle Insegnanti e l’Istituto Magistrale S. Tommaso d’Aquino”. Per assicurare solidità e avvenire all’Opera, ella pensa alla costituzione di una Famiglia religiosa di Terziarie Domenicane Insegnanti, che viene approvata come Pia Associazione, nel 1932, dall’Arcivescovo di Genova Card. Minoretti. L’Associazione diventa il 15 agosto 1942 Congregazione di Diritto diocesano e il 24 settembre dello stesso anno, con la professione perpetua di 17 consorelle, la Congregazione assume il nome di “Cenacolo Domenicano”. Nel 1943 il Cenacolo è affiliato all’Ordine Domenicano, nel 1979 diviene di Diritto pontificio. Oggi, mentre sta per giungere a conclusione la fase diocesana del processo di beatificazione di Ermelinda Rigon, il Cenacolo Domenicano svolge il suo apostolato con case in Liguria, Piemonte, Sicilia, Roma, in Guatemala e Albania. Il suo sviluppo porta a interrogarsi sull’attualità della Fondatrice. La Rigon rivela ed esplica il proprio carisma in riferimento alla sua vocazione magistrale, di maestra di verità e di cultura. L’insegnamento è la via e il processo, ella scrive, “per formare nuove anime, attraverso quel grande mistero che è l’educazione”. È attraverso l’educazione che l’uomo attinge all’oggettività della conoscenza, cioè alla verità, il cui principio non è posto dal soggetto razionale, ma è oggetto del lume della ragione. Sostenere e condurre il “lumen rationis” nel raggiungere autonomamente la certezza della verità inscritta da Dio nell’essere: ecco il "grande mistero" dell’educazione. La pedagogia è così ancorata saldamente sulla capacità dell’allievo di intraprendere il cammino verso la verità, scoprendo i suoi principi stampati in lui da Dio stesso, vero Maestro interiore. Ermelinda Rigon può quindi affermare: “Senza riferimento alla trascendenza della verità non si educa”. Quanto sia attuale questa prospettiva è appena il caso di dire, in tempi in cui una sorta di pedagogia agnostica vaga incerta senza essere in grado di penetrare nel mistero dell’uomo e senza poter rispondere alle sue reali esigenze conoscitive e formative. Allora sorge il problema, alla cui soluzione la Rigon dedica tutta la sua vita e la sua opera: educare all’educazione, formare, ella dice, “educatrici cristiane nel mondo”, insegnanti che si consacrino all’apostolato dell’insegnamento con spirito religioso e dotate di una cultura superiore, che fonde in sintesi scienza e fede. Questo disegno pedagogico e la sua attuazione sono alimentati nella Madre Rigon da una profonda e intensissima vita mistica, soprannaturale esperienza di Dio, che infonde nell’anima le virtù morali e teologali e le rende pienamente praticabili sino al grado eroico. La spiritualità della Madre si inserisce nella grande tradizione domenicana e valorizza i suoi capisaldi, che si sommano nella parole di S. Tommaso d’Aquino: “Contemplata aliis tradere”. Ella scrive: “Santificarsi per santificare è propriamente la vocazione (della religiosa del Cenacolo Domenicano), la sua esigenza, la sua gioia, tutta protesa a un unico santo ideale: estendere il Regno di Dio nella Verità e nella Carità”. La predicazione, allora, diviene consegna e programma di vita: l’insegnante religiosa è predicatrice della Verità. Tuttavia, la spiritualità della Rigon presenta degli aspetti specifici. In essa, è segnatamente accentuata l’assimilazione al “Christus passus” che fa della sua vita un continuo “distendersi sulla Croce”. È significativo che, nella preghiera, ella chieda al Signore di custodire il Cenacolo nel suo “Costato ferito”. Ancora, nella vita interiore della Madre, sono ravvisabili, a un attento studio storiografico della santità, elementi che caratterizzano la spiritualità liturgica, intesi come momenti non solo di partecipazione all’azione liturgica, ma anche di estensione a tutta la vita extraliturgica, ordinata e determinata nel suo tendere alla perfezione della liturgia, esercizio del Sacerdozio di Cristo attraverso i Segni sensibili, riferiti al culto e alla santificazione. Non è casuale che tutte le svolte più importanti della vita della Rigon sgorghino davanti all’altare, nell’adorazione, nella preghiera, nel Sacrificio, nella Comunione. È nell’Eucaristia che la Madre parla e ascolta la voce di Cristo e si unisce a Lui nel vincolo dello sposalizio spirituale; è nell’Eucaristia che ella incentra la sua vita, donata per amore delle anime e per la gloria di Dio. Le stesse Costituzioni della Famiglia religiosa, da lei fondata, sono impresse dalle stigmate della Crocifissione e sono pervase dallo spirito del Mistero Eucaristico. Quanto più la testimonianza della Rigon fu, nell’esistenza terrena, nascosta dall’umiltà e dalla povertà, tanto più oggi risplende - l’indagine storiografica da una parte, la fruttificazione dell’Opera da lei voluta dall’altra, lo stanno provando - come singolare dono di Dio alla Chiesa. In attesa che tipi della SEI, nella collana “I contemplativi nel mondo”, stampino su Ermelinda Rigori l’opera che l’autore di questo articolo sta curando, si veda: Ermelinda Rigon, fondatrice del Cenacolo Domenicano, a cura di R. Spiazzi, ESD Bologna, pp. 392.
(Dominicus, Marzo Aprile 1999)
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