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La vita religiosa negli scritti di Ermelinda Rigon |
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La vita religiosa “Beati qui habitant in domo tua; in saecula saeculorum laudabunt te”. I religiosi appartengono a questa schiera. C’è infatti una vera beatitudine in questa posizione altissima a cui, per vie molto diverse, chiama il Signore i Religiosi, i quali possono veramente esclamare: “Fecit mihi magna qui potens est!” Essi sono sul monte santo: ascesi per la volontà e l’onnipotenza di Dio, monte Santo a cui nessuno sale per forza sua, se si pensa alla fragilità umana ed alle inclinazioni che ci trascinano continuamente verso il basso. Beati quelli che abitano nella Casa del Signore, perché la vita religiosa è una sistemazione di vita di grande onore e dignità, come fu alta l’elevazione della natura umana assunta dal Verbo, così per ciascun individuo non vi è dignità più grande di quella di essere assimilato a Cristo.
Sì, la vita religiosa è assimilazione a Cristo. Anzi la beatitudine del religioso è veramente quella di essere simile a Cristo Crocifisso. Così già diceva S. Paolo: “Christo confixus sum cruci” e considerava questo come il suo vero trionfo il trionfo di Cristo che regnò dalla Croce: “Regnavit a ligno Deus”.
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La vita religiosa non è istituzione creata di fianco al Cristianesimo, ma immerge le radici nello stesso Vangelo di Cristo, mira a viverlo integralmente. La nostra santità religiosa è la pienezza dell’adozione divina in Gesù, Dio ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Suo Figlio diletto. (Rom. 8)
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